Come incidono i costi sui guadagni dei PCT

Tra la gamma dei prodotti di liquidità, i Pronti Contro Termine normalmente offrono interessi maggiori, tuttavia, per calcolare il rendimento effettivo bisogna considerare le varie voci di costo legate a questo tipo di operazione.

In primo luogo, le banche richiedono l’apertura di un conto corrente e di un deposito titoli che, oltre a canone mensile e spese di gestione, sono soggetti entrambi ad un imposta di bollo progressiva. Tali spese, tuttavia, possono essere ridotte optando per l’apertura di un conto corrente online

In secondo luogo, bisogna considerare altre tipologie di spese che variano da banca a banca:

– Spese di acquisto o sottoscrizione, o spese periodiche di gestione e amministrazione
– Spese per operazione (a pronti e a termine)
– Spese di annullamento anticipato
– Ritenuta fiscale sui guadagni = 20% (in passato era del 12,5% !)

Grazie alle banche online la maggior parte di questi costi possono essere annullati o ridotti notevolmente, tuttavia è bene sottolineare che al diminuire della somma investita aumenta l’incidenza dei costi fissi bancari sul rendimento effettivo.

Come incide la tassazione sui guadagni

In passato, l’incidenza della ritenuta fiscale agevolata del 12,5% aveva un effetto più che positivo sul totale interessi guadagnati. In questo caso, infatti, all’aumentare della somma investita aumentava il risparmio fiscale, e la somma netta che si andava ad incassare, differentemente dai conti deposito che prevedevano una tassazione del 27% applicata sugli interessi maturati (con o senza vincolo) !

Oggi la situazione è cambiata dato che gli interessi guadagnati sono soggetti ad una ritenuta del 20% sia nel caso dei PCT che dei conti deposito (o conti correnti bancari), rendendo questi ultimi un prodotto ancora più competitivo a parità di tasso lordo.

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Un Commento

  1. Pubblicato 22 agosto 2011 alle 09:15 | Link Permanente

    E’ necessaria una precisazione: sul presupposto che la stipula di un contratto di Pronti Contro Termine non richiede l’apertura di un dossier titoli, il relativo investimento non assume alcuna rilevanza ai fini dell’applicazione dell’imposta di bollo.

    Stante che la nuova modalità di calcolo dell’imposta di bollo sulle comunicazioni relative al dossier titoli (art. 23 comma 7 DL 6/7/2011 n. 98 convertito in L. 15/07/2011 n. 111) prevede un addebito crescente sulla base degli importi investiti e i PCT non vengono presi in considerazione per tale computo, questi ultimi rappresentano una opzione ancora più interessante.

    Non dimentichiamo che a partire dal 1.1.2013 con 51.000 euro di titoli si pagheranno 230 euro di bolli: per rimanere sotto la soglia dei 50.000 euro e quindi pagare solo 34 euro saranno opportuni investimenti alternativi.

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Ultimo Aggiornamento: 26 luglio 2012