Le garanzie e i rischi dei pronti contro termine

Chiariamo subito che le operazioni di Pronti contro Termine non sono garantite dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), come ad esempio le somme depositate sui conti deposito, liberi o vincolati, per le quali è prevista una copertura fino a 100.000,00 per correntista.

I rischi tipici di questo tipo di operazione finanziaria sono essenzialmente 2: rischio emittente e rischio controparte.

Rischio emittente – Come evitarlo ?

Si tratta del rischio di fallimento della società emittente i titoli sottostanti l’operazione di pronti contro termine.

Caso pratico: il sottostante di un PCT è costituito da obbligazioni private di una società che fallisce prima del riacquisto a termine da parte della banca.
In questo caso una sentenza del Tribunale di Grosseto (19 febbraio 1996) chiarisce che siamo di fronte ad una impossibilità sopravvenuta ad adempiere (la società a causa del fallimento è impossibilitata a rimborsare il prestito obbligazionario). Tale impossibilità comporta l’estinzione dell’obbligazione di entrambe le parti del rapporto: società e banca.
Pertanto, è solo il proprietario delle obbligazioni, ovvero il cliente, ad accollarsi il rischio della perdita.

In definitiva, nel valutare tale rischio si consiglia di prendere in seria considerazione la solidità patrimoniale e le prospettive economiche della società che emette gli strumenti finanziari sottostanti.

Attenzione !
Il rischio emittente, pur essendo un rischio tipico dei PCT, non sempre è accollato al cliente. Ad esempio Che Banca garantisce comunque il riacquisto di titoli. E’ importante, quindi, andare a verificare caso per caso attraverso l’attenta lettura dei fogli informativi.

Rischio controparte – Anche la banca può fallire ?

Si verifica quando la banca (controparte) è impossibilitata a riacquistare i titoli venduti, ad esempio nel caso in cui fallisca.

Il rischio controparte si annulla qualora il sottostante sia rappresentato da Titoli di Stato, infatti, anche se la banca fallisse, il cliente rimarrebbe proprietario di titoli garantiti dallo Stato.

Allo stesso modo, eventuali obbligazioni corporate che rimangono di proprietà del cliente possono essere sempre vendute sul mercato, tuttavia, non è garantito che il prezzo di vendita sia maggiore rispetto a quello di acquisto, ovvero, il rischio è quello di perdere oltre agli interessi anche una parte del capitale investito.

Caso limite si ha quando la banca propone pronti contro termine con sottostante composto da obbligazioni emesse dalla banca stessa, ebbene, in questo caso il rischio emittente ed il rischio controparte coincidono.
Se da un lato, quindi, “eliminiamo” il rischio emittente, dall’altro, in caso di fallimento della banca, rimarremmo proprietari di titoli senza valore, dato sul mercato nessuno sarebbe disposto ad acquistare obbligazioni di una banca fallita.
Si tratta chiaramente di casi estremi che, normalmente, possono essere esclusi o limitati se ci rivolgiamo a banche di primaria importanza e solidità.

Pertanto, prima di scegliere la banca a cui rivolgersi sarebbe utile controllare anche il suo rating e quello della controparte che emette il sottostante. Il rating è una valutazione del grado di solvibilità fornito dalle agenzie di rating (le principali sono Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings).

In conclusione la garanzia principale dei Pronti Contro Termine è rappresentata dal sottostante: se si tratta di Titoli di Stato possiamo stare più tranquilli, ma il rendimento sarà inferiore rispetto a PCT con sottostante obbligazioni corporate.

2 Commenti

  1. Lidio
    Pubblicato 11 novembre 2011 alle 05:09 | Link Permanente

    Come faccio a sapere la solidità patrimoniale e le prospettive economiche della società che emette i PCT se non viene citata nell’acquisto online?
    Per esempio Unicredit cita Titoli di stato ed obbligazioni (Generico)
    Grazie e buona giornata

  2. emanuele borgato
    Pubblicato 15 novembre 2011 alle 10:44 | Link Permanente

    buongiorno, anche io ho come dubbio lo stesso del sig. Lidio: se nel contratto con la Banca non viene specificata la società in cui si investono i soldi come posso “fidarmi” e muovermi con sicurezza nell’investimento?

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Ultimo Aggiornamento: 26 luglio 2012