Perché conviene investire in pronti contro termine ?

Negli ultimi tempi le operazioni di pronti contro termine hanno conquistato la fiducia di milioni di risparmiatori, complice anche il forte appeal degli ottimi rendimenti e le varie campagne di informazione ad opera della banche online, in controtendenza rispetto alle banche tradizionali che ancora oggi malvolentieri propongono questo tipo di operazione ai propri clienti.

La riluttanza da parte delle banche tradizionali è da ricercarsi nella scarsa redditività per la banca stessa, infatti, rispetto ad obbligazioni o fondi comuni, questo tipo di investimento talvolta è vantaggioso più per il cliente che per la banca che lo propone.
Molto spesso, si tratta quindi di uno strumento utilizzato per acquisire nuova clientela, alla quale proporre altri tipi di investimenti allo scadere del contratto.

Volendo fare un bilancio di pro e contro nell’utilizzo di questo strumento, noi riteniamo che prevalgano i vantaggi, vediamo il perche:

Vantaggi

Costi ridotti o zero: differentemente da altri tipi di investimenti che prevedono una serie di commissioni a carico del cliente (ad es. i fondi comuni di investimento, PAC, ecc.), per operare con i pronti contro termine è sufficiente avere un conto corrente ed un deposito titoli. La maggior parte delle banche non addebita nessun costo di sottoscrizione o altra spesa.

Guadagno predeterminato: proprio come per i BOT, il cliente conosce fin da subito l’importo che guadagnerà a scadenza. Questo consente di fare investimenti che non risentono delle oscillazioni di mercato, differentemente dai titoli quotati.

– Grande liquidità: rappresentano la soluzione ideale per chi vuole fare investimenti a breve termine: si parte da vincoli a 1 mese, per arrivare ad un massimo di 12 mesi.

Svantaggi

– Nessuna copertura dal FITD: a differenza delle somme depositate sul conto corrente o in un conto deposito, le somme investite in PCT non sono garantite dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (fino a 100.000,00 euro per correntista).

Rischio emittente e rischio controparte: si tratta del rischio che la banca (controparte) non sia in grado di adempiere alla sua obbligazione, e del rischio che l’emittente dei titoli sottostanti sia insolvente.

– Vincolo investimento: nel caso in cui si decida di disinvestire anticipatamente si perdono gli interessi maturati

– Importo minimo di investimento: ogni banca prevede una soglia minima (mediamente 5.000 euro) per poter effettuare operazioni di PCT

– Nessuna agevolazione fiscale: In passato, differentemente dai conti correnti o dai conti deposito, per i quali gli interessi maturati erano soggetti ad una ritenuta fiscale del 27%, le operazioni di PCT prevedevano un aliquota agevolata del 12,5% da applicare sul guadagno.
Oggi la situazione è cambiata: la tassazione è passata al 20% sia per i PCT che per i conti correnti o conti deposito.

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Ultimo Aggiornamento: 26 luglio 2012